Fondi UE per settore floro-vivaistico: Italia esclusa.

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Care Amiche, cari Amici e colleghi tutti,

sapete bene quanto è stato difficile l’ultimo anno per noi tutti. A cominciare dai lockdown della scorsa primavera e passando attraverso il crollo verticale di tutto il comparto eventi a stupirci ora è poter ancora vedere con quanto eroismo ed ostinazione molti addetti ai lavori stiano resistendo a tutte queste avversità speranzosi in un lento ritorno alla normalità, soprattutto grazie all’ inizio della distribuzione dei vaccini. E’ importante in questa fase che tutti gli “attori” (stakeholders: l’insieme di tutte le figure che si relazionano con l’azienda) agiscano non solo di concerto, ma all’unisono.

E poi accade che leggiamo la notizia che annuncia lo stanziamento di fondi di emergenza a sostegno del settore floro-vivaistico di cui beneficeranno paesi come Francia, Germania, Austria, Belgio, Bulgaria, Danimarca e ovviamente Paesi Bassi, i quali agendo in cordata attraverso le rispettive associazioni di categoria nazionali, si sono fatti promotori di questa iniziativa, e già oggi possono festeggiare vittoria.

E in Italia? Beh, tra i paesi Europei l’Italia è quella che ha beneficiato dei maggiori stanziamenti nel contesto del cd. Recovery Plan, lo stanziamento straordinario di 222 Miliardi di Euro per “rilanciare il paese”. Ma il bello è proprio questo: sembra infatti che aldilà delle molte formule generiche come “green“, “digitalizzazione“, “equità” e via dicendo, la sensazione che si ha è quella che l’Italia ancora una volta non sappia che pesci pigliare, fermi restando tutti i nostri più che legittimi dubbi sul reale destino lecito di questi fondi, la maggior parte dei quali – in prestito.

Voi lo sapete: questo non è un blog di politica. Perchè noi lavoriamo con tutti, destra o sinistra, perché il nostro lavoro non é politica e sopratutto il nostro lavoro non é un gioco. Avevamo anche salutato con cauta benevolenza l’intervento del Ministro Bellanova, che aveva messo in chiaro (e non senza suscitare più dubbi che certezze) la possibilità di lavorare durante il lockdown anche per il nostro settore, salvo poi essere costretti a leggere ieri del suo “ultimatum” al governo in carica, con il quale il suo mandante Matteo Renzi, minaccia in un momento come questo una crisi di governo al buio.

E allora forse è arrivato il momento anche per noi di farci sentire perché cominciamo ad averne piene le scatole. Per questo vogliamo oggi lanciare a tutti Voi un appello: facciamo in modo che queste persone vadano a lavorare, come del resto facciamo noi ogni mattina, e come ci piacerebbe continuare a fare in futuro.

Niente politica, solo lavoro.

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